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Volunia, la prova completa

Un’attesa  simile per il lancio di un sito è un evento raro in Italia e Volunia, la start up di Massimo Marchiori, ha provato sulla sua pelle sia i lati positivi che quelli negativi di questo privilegio. La nuova avventura del ricercatore che ha contribuito alla realizzazione dell’algoritmo di Google ha attirato l’attenzione di migliaia di utenti, che hanno assistito in diretta streaming alla disastrosa presentazione: problemi tecnici, burocrazie, discorsi delle autorità dall’Università di Padova. Anni luce dallo stile a cui ci hanno abituato gli eventi hi-tech della Silicon Valley e senza neppure dover citare sua maestà Steve Jobs.

Ma a parte il contorno di aneddoti e presentazioni, che cosa è e quanto valle Volunia? Repubblica.it ha provato a fondo il sito, in modo da valutarne punti di forza e difetti. Diciamolo subito: il giudizio complessivo non è positivo. La fase di test in cui ancora si trova Volunia richiede una certa prudenza, e non è detto che quanto visto non possa essere aggiustato nei prossimi tempi. Ma l’impressione generale è che molti dei limiti siano strutturali e investano l’intera esperienza dell’utente, minando alla base tutta la bontà dell’operazione. Ecco punto per punto la nostra prova.

Il primo impatto. Se si è tra i “Power User” che hanno ricevuto le credenziali per l’accesso, si può iniziare il proprio viaggio in Volunia. Quello che ci si trova davanti all’inizio è una pagina a metà strada tra un motore di ricerca e un social network: una barra con alcune funzioni in alto, uno spazio per la chat a destra e un campo in cui cercare parole al centro. Qui saltano all’occhio i primi problemi. L’interfaccia presenta infatti degli evidenti limiti: troppi bottoni, icone approssimative, colori non armonizzati tra loro, font poco eleganti e, in generale, una grafica anni 90 che mal si adatta a quanto presenta oggi la maggioranza dei siti, non solo quelli dei colossi online.

La ricerca. Vista la presenza di Marchiori al comando della start up, era forse dalla ricerca che ci si aspettavano le novità più interessanti, ma anche in questo caso non si può che restare delusi. Il sito, come hanno spiegato in conferenza i creatori, scandaglia per ora un numero molto limitato di pagine online. Cercando “Repubblica” otteniamo circa 200mila risultati contro gli oltre 20 milioni di Google: un rapporto di 1 a 100. Se il numero di risultati non è soddisfacente, non va meglio con la qualità e l’ordine delle risposte; cercando “lady gaga”, la pagina ufficiale dell’artista risulta il tredicesimo link, preceduto da siti di news o spazi che propongono download  delle canzoni e di programmi.
Di problemi con le ricerche ne abbiamo registrati molti e vale la pena citare gli 0 risultati per “aldo giovanni e giacomo”, che diventano settemila risultati se si toglie la congiunzione “e” tra gli ultimi due comici. Problemi anche per quanto riguarda l’aggiornamento delle pagine cercate: la famosa frase “vada a bordo, cazzo” pronunciata nella telefonata tra Schettino e De Falco non trova alcuna corrispondenza (su Google i risultati sono 2 milioni e mezzo, su Yahoo! quasi 300mila). Volunia non offre quindi una funzione di ricerca migliore o alternativa rispetto a quella dei principali competitor: una situazione che forse cambierà con l’introduzione di tecnologie semantiche annunciate da Marchiori in conferenza. Fino ad allora, meglio continuare con altri motori di ricerca. Anche se la cosa potrebbe non essere così semplice.

Un web (molto) limitato. Il problema della ricerca diventa infatti preoccupante se unito a un altro elemento: attraverso Volunia non si possono visualizzare siti del calibro di Google, Facebook, YouTube, Twitter e Flickr. I colossi in questione prevedono infatti il blocco per quei programmi che utilizzano la tecnologia iframe, ovvero le “cornici” che circondano la pagina originale e che, nel caso di Volunia, permettono di visualizzare i menù e la chat. Nella conferenza di presentazione Marchiori aveva dichiarato di voler liberare i navigatori dalle gabbie imposte loro dai siti, facendo un paragone (forse un po’ ingenuo) con le galline. Paradossalmente sono invece le sue gabbie a bloccare la navigazione su cinque dei siti più visitati in Italia e nel mondo. Un problema non da poco che potrebbe essere fatale per Volunia.

Le mappe e i multimedia. Una delle funzioni più curiose e interessanti di Volunia sono le mappe che genera partendo dai siti. Ogni spazio online indicizzato può infatti essere visualizzato sottoforma di città tridimensionale, con tanto di case e palazzi che rappresentano le pagine principali. Il sistema scardina quindi la tradizionale navigazione gerarchica delle pagine, favorendo un’esplorazione differente ma ancora piuttosto caotica nei siti più complessi. Una soluzione la forniscono gli altri utenti che popolano questa mappa, e che con la loro presenza danno un segnale delle pagine più valide in cui guardare. La grafica con cui è realizzata la funzione risulta comunque scarna (anche per non rallentare la navigazione) e riporta alla mente “Sim City 2000″, un videogame del ’94 in cui l’utente-sindaco costruisce la sua città. Venti anni dopo ci si aspetterebbe però un’interfaccia più pulita e forse solo qualche nostalgico della tridimensionalità vintage anni 90 potrà apprezzare la scelta stilistica. Oltre alle mappe, in ogni sito si possono anche cercare e visualizzare contenuti multimediali come immagini, audio, video e documenti. Questi vengono visualizzati in modo ordinato e comodo da consultare, ma in questo caso ritorna il problema dell’aggiornamento delle pagine nell’indice: cercando immagini sulla home di repubblica.it sono comparse infatti delle foto usate per articoli pubblicati nella prima metà di dicembre. La funzione può quindi rivelarsi utile solo per quei siti o per quelle pagine aggiornate con minore frequenza.

Chat e social. Lo slogan di Volunia recita “seek and meet”. Dopo aver analizzato la ricerca, bisogna quindi passare al lato sociale. L’intera esperienza dell’applicazione ruota infatti intorno alla community: il singolo utente può costruirsi un profilo, aggiungere amici e invitarli su pagine specifiche. Inoltre a lato della pagina è sempre aperta una chat a cui possono prendere parte tutti gli utenti che stanno visitando quel sito in quel momento, mentre le foto dei loro avatar vengono visualizzate nella barra in alto, anche dopo che hanno abbandonato la pagina. Questo dettaglio risulta assai rilevante quando si naviga in siti a luci rosse e, come abbiamo potuto testare navigando su uno dei principali portali della categoria, si possono scoprire con un click nome e cognome di decine di utenti che sono passati da lì, mentre la traccia del passaggio resta anche nella cronologia del profilo. Meglio quindi modificare le impostazioni di default intervenendo nelle opzioni se si vogliono evitare situazioni sconvenienti.

L’utilizzo di Volunia può comunque avvicinare utenti con gusti affini e che visitano le stesse pagine, ma l’aspetto sociale dell’esperienza non sembra un passo avanti rispetto ai moderni social network, quanto un ricordo delle vecchie chat room. L’impossibilità, almeno al momento, di “importare” gli amici da Twitter e Facebook aggiunge poi un’ulteriore difficoltà alla costruzione di una navigazione davvero sociale. Un’occasione a prima vista mancata quindi, anche considerando la lunga lista di società grandi e piccole che hanno provato a costruire il “social browsing”, ovvero a coniugare l’idea di navigare nella rete con i propri amici. Prima di Volunia ci avevano provato Google con la funzione SideWiki della Google Toolbar (ritirata dopo pochi mesi), e applicazioni come WhoIsLive, Tokkster, Skabble, l’italiana ToolMeet e browser come RockMelt, giusto per fare qualche nome.

Aggiungere il proprio sito. Attraverso il pannello di controllo del proprio account è possibile poi aggiungere un sito web a Volunia e, in questo modo, modificarne la mappa. La procedura per “reclamare” il sito è piuttosto semplice e prevede l’inserimento di un codice numerico nella home page. Le opzioni per personalizzare la mappa prevedono un diverso design per le “casette” (per ora la scelta si limita a due stili: tradizionale e futuristico), ma è possibile anche aggiungere una serie di bottoni e widget online per promuovere la discussione e visualizzare la chat, in modo non troppo diverso da quanto si può fare oggi con servizi simili. Problemi anche nel meccanismo con cui si propone di aggiungere un proprio sito all’indice: troppo lento, almeno per ora. Il giudizio su questo aspetto resta quindi sospeso, anche se il semplice fatto di prevedere una funzione per reclamare i propri siti senza che questa procedura li aggiunga in breve tempo all’indice non è certo un punto a favore di Volunia.

Il verdetto
. La nostra prova di Volunia ha evidenziato una lunga lista di limiti e dubbi, che solo in parte possono essere dovuti allo stadio beta del suo sviluppo. La storia professionale di chi ha creato questa start up, unita alla voglia di riscatto per la ricerca e per il settore digitale italiano sottolineate durante la presentazione, hanno alimentato delle speranze e delle attese che alla prova dei fatti sembrano eccessive. Oltre ai problemi tecnici che abbiamo sottolineato, Volunia sembra proporre un modo di navigare che solo una piccola parte di utenti può ritenere interessante, mentre la maggioranza potrà trovarlo al massimo un curioso svago da provare e abbandonare dopo un po’. Alcune idee interessanti si vedono, ma sembrano comunque troppo poche e non sufficientemente  sviluppate per cambiare il giudizio complessivo che, per quanto riguarda questa beta, è negativo. Non resta quindi che aspettare la fine della fase di prova per scoprire se a questi problemi verrà posto rimedio, se ci sono altri segreti sotto il cofano di Volunia e se il team di sviluppo sarà in grado di correggere il tiro rispetto a queste prime non esaltanti impressioni.

Scritto per Repubblica || Le immagini

Nicole Minetti e la gaffe su Twitter

Difficile la vita per Nicole Minetti, assediata dalle “madrelingue“. Il consigliere del Pdl alla regione Lombardia, al centro dello scandalo delle Olgettine, ha involontariamente coniato un nuovo termine in risposta al tweet di un suo sostenitore, che provava a difenderla dalle critiche suscitate per il suo rifiuto di ricordare l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, scomparso di recente. Lo screenshot del cinguettio della Minetti è subito stato rilanciato sui social network, a pochi giorni dalle sue foto dalla vacanza negli States diffuse sempre attraverso Twitter e finite sulle pagine di tutti i giornali nazionali.

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Leggi contro la pirateria. Il punto

Hollywood e i big della Silicon Valley si scontrano su due disegni di legge presentati alla Camera e al Senato statunitensi contro la pirateria online e per la protezione degli indirizzi ip. Ma leggi analoghe vengono proposte anche dall’Unione europea e da singoli paesi, Italia compresa. Con alterne fortune. Ecco quali sono e il loro iter aggiornato.

L’interattivo su Repubblica

Facebook, il mantra di Zuckerberg

“Resta concentrato e continua a produrre”. E’ questo il comando che campeggia sulla scrivania di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook che a 27 anni si prepara a portare in borsa la società di cui possiede azioni per un valore di circa 28 miliardi di dollari. Lo scatto della postazione di lavoro è stato messo online dallo stesso Zuckerberg sul suo profilo pubblico e ha raccolto in poche ore 70mila like, fornendo un punto di vista inedito su come vive questi momenti l’ex studente di Harvard. Una bottiglia di Gatorade, una confezione di cibo da take away, un Mac Air acceso e i computer dei colleghi sullo sfondo: più che la scrivania di uno degli uomini più ricchi del mondo, sembra la postazione di un normale programmatore della Silicon Valley. Una foto quasi ingenua nella sua semplicità, che insieme alla lettera presentata alla Sec costituisce un manifesto del pensiero di Zuck all’alba dello sbarco in Borsa più importante degli ultimi anni.

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I quotidiani su Facebook, Repubblica prima

di Alessio Balbi (io ho collaborato alla realizzazione delle classifiche pubblicate anche sul cartaceo)

Si sta spostando sui social network il dialogo mai interrotto tra il vecchio giornale di carta, i lettori e l’opinione pubblica. Un’arena nella quale Repubblica gioca un ruolo da protagonista, avendo conquistato su Facebook il primato di fan tra i quotidiani italiani ed europei. 

Stando ai dati appena diffusi dal Poynter Institute, sono ormai decine di milioni gli utenti che scelgono di leggere le notizie dei giornali attraverso i nuovi canali “social”. Alcuni numeri: il Washington Postvanta 3,5 milioni di utenti attivi sulla sua applicazione per Facebook. Il britannicoGuardian, nella sua versione 3.0, è visitato ogni mese da oltre 4 milioni di persone. Sempre su Facebook, un milione di lettori sfoglia le notizie dell’Independent.

Negli ultimi dodici mesi il seguito della fanpage di Repubblica è più che triplicato, superando i 730mila e facendo di questo giornale il quotidiano europeo con più follower su Facebook, e il terzo nel mondo. A livello globale, solo il New York Times e il Times of India hanno un seguito maggiore. I fan sono le persone che hanno deciso di iscriversi alla pagina di Repubblica, chiedendo in questo modo di essere informati sulle ultime notizie pubblicate dal giornale su Facebook. Notizie che nell’ultimo mese sono state poi lette da oltre 2 milioni di persone. Più della metà di questi utenti ha meno di 35 anni.

Dai contenuti della pagina Facebook di Repubblica sono nate nell’ultima settimana oltre 30mila conversazioni tra gli utenti. Sul sito del nostro giornale è stato appena lanciato LaTuaRepubblica.it, un servizio che mette ancor più in risonanza notizie e mondo social, permettendo agli utenti di accedere a una pagina personalizzata sulla base delle loro preferenze e di conoscere in ogni momento quali sono gli argomenti più letti e dibattuti tra i loro amici.

Un altro segno del rapporto sempre più stretto e diversificato tra il giornale e la sua comunità di lettori, in tutte le forme in cui esso può declinarsi: quotidiano di carta, sito web, edizioni elettroniche per tablet, televisione, e ora anche dibattito sui social network.

Quello dei social network è in larga parte un pubblico di ragazzi, che spesso non hanno alcuna consuetudine con le edicole e per i quali Facebook costituisce il primo contatto con l’informazione scritta. Un’audience per la quale leggere significa condividere e discutere con la propria cerchia di amicizie. Sui social network l’utente non si limita a fruire passivamente dei contenuti: ogni cosa diventa una conversazione, creando intorno alle notizie un dibattito che non ha paragoni sugli altri mezzi in termini di velocità e diffusione.

E la presenza di Repubblica sui social network non si limita a Facebook: i dati appena diffusi da AddThis segnalano che il numero di utenti che ha scelto di condividere contenuti attraverso la piattaforma di microblogging Twitter nell’ultimo anno è aumentato di sei volte. La pagina Twitter di Repubblica ha ad oggi più di 220mila iscritti. Numeri che, ancora una volta, non hanno paragoni tra gli altri organi di informazione italiani.

Scritto per Repubblica

Ibm, ecco il futuro prossimo

Leggere nel pensiero, generare da soli l’energia della propria abitazione, ritirare al bancomat con una lettura della retina o un comando vocale: idee in apparenza  prese da un film di fantascienza e che invece potrebbero diventare parte della nostra quotidianità già tra 5 anni. E’ questa la previsione che fa Ibm con il suo “5 in 5″, lo studio annuale sulle innovazioni che potrebbero cambiarci la vita nel prossimo lustro.

Le innovazioni in arrivo. La ricerca, giunta alla sua sesta edizione, si basa sull’analisi dei trend di mercato e di quanto è già oggi in lavorazione nei laboratori del colosso informatico per provare a descrivere il nostro futuro: e per il 2017 ci aspettano non poche sorprese. Si parte dalla lettura del pensiero, vicina alla sua applicazione materiale grazie a speciali cuffie che interpreteranno l’attività celebrale e la trasformeranno in comandi per pc, smartphone o videogiochi, e si arriva alla completa scomparsa del digital divide globale attraverso il rafforzamento delle tecnologie mobili anche nei paesi più poveri, in cui anche le popolazioni analfabete avranno accesso alla rete attraverso messaggi vocali.

Affascinante anche l’idea di generare da soli l’energia della propria casa, grazie a speciali dispositivi in grado di catturare l’energia cinetica e il calore generato dalle nostre attività e trasformarle in elettricità, o la possibilità di dire addio alle password e di identificarsi attraverso letture della retina o degli altri dati biometrici: il Dna al posto dei codici insomma, senza il rischio che qualche malintenzionato possa identificarsi al posto nostro e prendere possesso di quello che ci appartiene (reale o virtuale che sia). Un po’ meno epocale forse, ma dipende dai punti di vista, la previsione sullo spam che “diventerà finalmente utile” grazie a mail commerciali personalizzate alla perfezione e filtri contro la posta indesiderata più intelligenti di quelli usati oggi dai maggiori provider di posta elettronica. Una casella mail con solo comunicazioni che valga la pena leggere potrebbe far risparmiare tempo e denaro a milioni di persone.

I precedenti. Oltre alle suggestioni di quest’anno, l’iniziativa Ibm può essere anche “valutata” per il grado di precisione con cui ha previsto l’adozione di nuove tecnologie nelle precedenti cinque edizioni. E dando un’occhiata alle rassegne passate si capisce quanto la nostra visione del futuro sia legata agli eventi del presente.

Le previsioni sbagliate… Nel 2006, ad esempio, tra le tecnologie in arrivo veniva segnalato “un internet in 3D”, forse anche per l’influenza del mondo virtuale di Second Life, in quel periodo massicciamente al centro delle cronache. Nello stesso anno compare anche una rivoluzione del rapporto tra paziente e dottore, grazie alla rete e all’adozione di sensori per i rilevamenti, che avrebbero eliminato la necessità di visite o viaggi in ospedale. Gli esperimenti in questo senso però, anche se numerosi, non hanno ottenuto gli effetti rivoluzionari da molti sperati. La gestione delle informazioni sanitarie si è infatti dimostrata molto complessa, come dimostra il fallimento di Google e del suo Health, una cartella clinica digitale lanciata nel 2008 e “ritirata” nel 2011 per lo scarso numero di utenti  che la hanno adottata. Per questo genere di innovazioni la scadenza dei cinque anni si è rivelata prematura insomma.

… e quelle azzeccate. Tra tante previsioni  troppo ottimistiche (o bizzarre) ci sono però anche tecnologie che in effetti, seppure in forme diverse, sono entrate nella vita di tutti i giorni. Nel 2008 lo studio Ibm prevedeva infatti l’arrivo di un “web con cui parlare e che ti risponde”: il recente lancio dell’assistente vocale per iPhone Siri non è poi così lontano da questa idea. Risale invece al 2007 la visione di una rivoluzione del mondo dei trasporti con “macchine che si guidano da sole e comunicano tra loro”: negli ultimi anni i navigatori gps e molte applicazioni per smartphone forniscono la situazione del traffico in tempo reale e percorsi alternativi, mentre nelle strade californiane può capitare già oggi di incrociare una Google Car senza pilota. E sempre a Google si deve un’altra invenzione anticipata nello studio del 2006, ovvero la traduzione di discorsi tra lingue diverse in tempo reale, possibile oggi grazie a un’applicazione per cellulari Android.

Quello che pochi anni fa sembrava un futuro lontano si è quindi spesso rivelato essere soltanto dietro l’angolo. Per sapere se nei prossimi mesi pedaleremo furiosamente sulla cyclette per far funzionare il frigo, o accedendo alla mail non ci verranno più proposti milioni da misteriosi banchieri africani, non ci resta quindi che aspettare fiduciosi.

Scritto per Repubblica

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