Articoli per ‘L’Espresso’



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Berlusconi invade YouTube

Quanto tempo è passato da quando Berlusconi collezionava ore di messa in onda su tutti i tg nazionali, facendo a pezzi qualunque par condicio. Da quando Monti lo ha sostituito a Palazzo Chigi, riuscire a vedere B. in televisione è sempre più raro.

I nostalgici saranno quindi contenti di sapere che qualcuno ha pensato bene di rimediare, riempiendo YouTube di quasi vent’anni di discorsi del Cavaliere. Sul sito di videosharing più famoso del mondo un account, settimanalmente, inserisce centinaia di clip di Berlusconi ripreso nelle diverse convention o nei discorsi dalla sua discesa in campo a oggi. Il canale in questione si chiama, senza troppa originalità, BerlusconiVideo ed è stato creato il 24 novembre scorso: guarda caso neppure una settimana dopo l’insediamento del governo di Mario Monti. (continua…)

Pd: i vertici sono divisi, la base no

L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e il Partito Democratico sembrano condividere lo stesso destino in queste ore: uscire a pezzi dalla riforma voluta dal governo Monti. L’annuncio di una pesante ridefinizione della norma sui licenziamenti ha già portato allo strappo della Cgil e assestato un pesante colpo alla solidità dei Democratici, che in Parlamento saranno chiamati a scegliere: votare quella norma o a far cadere il governo Monti se questo deciderà di porre la fiducia.

A poche ore dalla fine del vertice tra governo e parti sociali, i malumori, le dichiarazioni e le critiche a mezzo stampa non si contano. E nel frattempo, la base online si sta sfogando lanciando accuse a Bersani e soci di aver tradito il mandato elettorale. (continua…)

Certificati online, flop italiano

Potrebbe far risparmiare oltre due miliardi di euro l’anno alla pubblica amministrazione ma, a differenza dei tagli, farebbe anche tutti contenti. Nonostante questo, la digitalizzazione dei servizi offerti dai comuni procede ancora a macchia di leopardo, con casi di eccellenza e mancanze che rendono la vita impossibile al cittadino e lo costringono a recarsi allo sportello per qualsiasi pratica. E sul futuro non c’è da sperare troppo.

E’ quanto emerge dalla ricerca dell’osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano, che ha analizzato oltre 200 enti distribuiti sul territorio, stimando in 2,3 miliardi di euro il potenziale risparmio per la pubblica amministrazione in caso di digitalizzazione di alcuni suoi servizi, di cui due miliardi solo per i servizi di pagamento. «La ricerca fa emergere un contesto italiano eterogeneo, ma caratterizzato da un limitato approccio multicanale e da un impiego non ottimale dei canali offerti», si legge nel report, «spesso a causa della mancata comprensione delle esigenze dell’utenza e di un utilizzo inefficace delle leve di comunicazione per promuovere l’eGovernment». (continua…)

Formigoni, la star di YouTube


Cosa si inventerà oggi Roberto Formigoni per deliziare i suoi fan su YouTube? Forse insegnerà loro a fare benzina al self service, o si prenderà a palle di neve con i collaboratori, magari commenterà il campionato del Milan o li delizierà con un rap. Impossibile prevederne le mosse, perché negli ultimi anni il numero uno del Pirellone ha fatto tutto questo e molto altro, diventando un vero e proprio caso di comunicazione online. Un caso per certi versi esilirante, ma poco ‘felice’ a giudicare dai commenti di molti utenti ed esperti.

Dall’11 dicembre del 2009, data della sua iscrizione su YouTube, Roberto Formigoni e il suo staff hanno caricato online oltre cinquecento video, con una frequenza che negli ultimi tempi è diventata quasi quotidiana. L’ultima perla del governatore è “Forcaffè“: un mini video settimanale (arrivato alla quindicesima puntata), in cui il politico commenta fatti di cronaca mentre armeggia con una macchina del caffè. La sigla con l’inno d’Italia eseguito da una chitarra elettrica e l’imperdibile saluto finale “Buon Forcaffè a tutti” declamato da un sorridente governatore valgono da soli il click che richiedono.

“I video di Formigoni sono davvero spiazzanti dal punto di vista estetico, e le reazioni negative che hanno riscosso nei commenti in rete lo dimostrano”, commenta Agnese Vardanega, docente di sociologia ed esperta di comunicazione politica sul web, “Mi sembra evidente però che negli anni abbia investito con forza sui video, quindi non si può parlare di gaffe o di cadute di stile casuali, quanto di una precisa strategia”.

La strategia sarà pure precisa, ma gli esperti consultati dall’Espresso hanno confessato di non riuscire a decifrarla tanto facilmente. “Bisognerebbe capire qual è la strategia e l’obiettivo di questo riposizionamento che negli ultimi anni Formigoni sta tentando, dalle camicie in avanti. Ma io stesso ho delle difficoltà a capirlo da quanto vedo”, spiegaMarco Cacciotto, consulente politicio e autore di pubblicazioni sul marketing elettorale, “Formigoni tenta una comunicazione informale, ma non è naturale. E’ poi bisogna chiedersi se questa comunicazione è coerente con la sua figura politica. Personalmente non ritengo molto efficace questo taglio molto ironico. La linea tra l’ironia e l’essere ridicioli è molto sottile e un messaggio che può emergere è ‘ma questo mi sta prendendo in giro?’”

L’uso di video informali ed ironici può inoltre rivelarsi pericoloso sotto vari aspetti. “Non conta solo quanta gente raggiungi ma anche l’idea che queste persone si fanno di te”, continua Cacciotto, “Il video da centomila visualizzazioni in cui tira di scherma e balla è davvero un successo? Bisogna sfatare il mito che ‘l’importante è che se ne parli’. Oggi non funziona più così”.

Piuttosto critica sugli effetti di questa comunicazione è anche la Vardanega: “Visto l’apprezzamento medio per i partiti, per un politico oggi va di moda essere spiazzanti e outisider, far credere di essere fuori dall’apparato. Ma un ragazzo che vede un ultrasessantenne comunicare come un giovane come lo giudica? I commenti (spietati ndr) su YouTube qualcosa ce lo dicono”. E sempre la Vardanega nota come il continuo uso del tricolore nel sito e nei video di Formigoni, potrebbe costargli anche l’appoggio dei suoi sostenitori leghisti, con cui governa la Regione.

Più possibilista sulla bontà dell’operazione è invece Francesco Pira, docente di comunicazione e relazioni pubbliche e autore di un testo su politica e web. “C’è di sicuro una strategia dietro questi video e a Formigoni va riconosciuto di aver creduto e lanciato prima di tutti una web radio e di avere una presenza capillare sui social network. In ogni caso un banco di prova per valutare questo modo di comunicare lo si avrà solo alle prossime elezioni. Di sicuro dobbiamo evitare di valutare il successo di una campagna in base al numero di amici su Facebook”.

Le varie critiche piovute in questi anni sul Formigoni digitale non sembrano invece scalfire il suo team, che anzi rivendica con orgoglio il lavoro fatto fino ad oggi e il suo aspetto per molti versi sperimentale. “I feedback negativi spesso sono viziati dal giudizio politico ed è l’occhio di chi guarda a fornire un’interpretazione al video. Per noi il web è una palestra per sperimentare ogni giorno qualcosa di nuovo e crediamo che questa cronaca piaccia”, spiega Filippo Poletti, coordinatore della redazione che animaFormigoni.it, “In campagna elettorale abbiamo lavorato anche con Google e abbiamo conosciuto membri dello staff di Obama. Sono stati loro a dirci che bisogna sperimentare e che l’esempio americano non può essere semplicemente copiato in Italia”.

E’ poi lo stesso Poletti a spiegare la “non-strategia” comunicativa tanto criticata. “Ci fanno sorridere quando parlano di agenzie, strategie o altro. Formigoni non è un burattino a cui dici come comportarsi ed è dotato di un’autoironia che gli permette di fare video che altri politici non potrebbero. Noi ci limitiamo a fare i cronisti e a raccontare quello che fa ogni giorno. Quindi non inventiamo proprio nulla. Fa tutto lui”.

Scritto per L’Espresso

La Casta italiana prende 6 volte di più

La pubblicazione dei dati Eurostat sulle retribuzioni europee ha scatenato nei giorni scorsi un balletto di cifre e smentite: in un primo momento lo stipendio medio italiano è stato fissato a 23mila euro circa, sotto Spagna e Grecia. Dopo qualche ora è però arrivata la smentita dell’Istat che ha segnalato un errore di valutazione: lo stipendio medio italiano è di oltre 29mila euro e superiore persino alla media Ue.

Ma la classifica dei redditi continentali ha mostrato innanzitutto quanto importante sia confrontarsi con gli altri paesi per meglio capire la situazione interna. E se questo confronto si è rivelato complesso per i redditi dei “comuni mortali”, non va meglio quando si provano a mettere a confronto le retribuzioni dei rispettivi parlamentari. In Italia ci aveva provato qualche mese fa la commissione sul “livellamento contributivo Europa-Italia” che, dopo essersi scontrata con enormi difficoltà tecniche, ha chiesto una proroga fino alla fine di marzo.

In attesa di dati scientificamente inattaccabili, in rete il blog Non leggerlo ha provato a mettere a confronto gli stipendi degli elettori con quelli degli eletti, con risultati che fanno emergere a prima vista l’unicità della situazione italiana. L’Espresso ha voluto da questo spunto riproporre il calcolo con i dati più recenti e autorevoli disponibili a oggi.

Il risultato, seppure attenuato, non cambia: un onorevole italiano guadagna circa 6 volte e mezzo più di un suo elettore. Un rapporto che non ha paragoni in Europa.

Per arrivare a questo numero abbiamo preso i dati sulle retribuzioni del 2009 diffusi da Eurostat, con la correzione dell’Istat, e li abbiamo rapportati alle tabelle prodotte dalla Commissione sul livellamento retributivo. La retribuzione degli onorevoli di sei paesi europei, più l’Italia, è stata ottenuta sommando le voci principali della loro busta paga: diaria, indennità, spese per viaggi e di rappresentanza.

A guardare tutti dall’alto verso il basso sono i senatori italiani, che guadagnano 6,8 volte più dei propri elettori, seguiti a breve distanza dai deputati che si fermano a 6,5 volte. A un abbisso di difefrenza ci sono i francesi: i deputati di Camera e Senato guadagnano circa 4,8 volte più dei lavoratori medi transalpini.

Nella ricca Germania, in cui uno stipendio medio pesa 41mila euro, i politici della Bundesrat si devono invece accontentare di una busta paga 3,4 volte superiore a quella dei propri elettori. Ancora meno guadagnano i politici belgiolandesi (2,7 volte) e fanalino di coda sono gli onorevoli spagnoli, che portano a casa circa il doppio dello stipendio dei propri elettori (2,11 volte per l’esattezza). Anche in Europa, non tutte le caste sono uguali.

Scritto per L’Espresso || Le tabelle

Formigoni e il piano anti gay

Quanta paura fanno gli omosessuali a Formigoni. Il presidente della Regione Lombardia ha infatti deciso che gay, lesbiche e coppie conviventi non dovevano rovinare il suo San Valentino, e ha mobilitato i collaboratori più fedeli affinché nella notte tra il 14 e il 15 febbraio nessuno potesse tirargli un brutto scherzo.

I guai per Formigoni sono iniziati con la sua stessa decisione di aprire la terrazza del Pirellone alle coppie desiderose di darsi un romantico bacio osservando dall’alto tutta Milano. L’iniziativa, mix tra libro cuore e film di Moccia, è diventata un pericoloso boomerang quando l’esponente del Pd Ivan Scalfarotto ha rilanciato l’idea alle coppie di fatto, anche e soprattutto omossesuali. In poche ore sono arrivate le adesioni di Sinistra e Libertà e della locale Arcigay, facendo risuonare il campanello d’allarme ai piani alti della Regione.

Formigoni e i suoi si sono quindi dovuti inventare un piano di emergenza per evitare che la terrazza del Pirellone somigliasse a un gay pride in miniatura. La prima mossa è stata una semplice dichiarazione, diventata poi un messaggio su Twitter: “S. Valentino a Palazzo Lombardia: il 39 piano non potrà essere utilizzato per manifestazioni di alcun tipo. Vi aspettiamo a Palazzo Lombardia”.

Tutta qui la controffensiva formigoniana? Naturalmente no, anche se questa è stata l’unica azione pubblica. Per le altre il team di Formigoni ha preferito via meno ufficiali. La mattina del 14 febbraio, tutti i dipendenti del Consiglio regionale si sono ritrovati un messaggio nella rete interna che li invitava a un’anteprima dell’apertura del 39esimo piano.

Questo il testo della mail, che l’Espresso è in grado di rivelare: «Non solo San Valentino, visita per i dipendenti alle 18,15. Stasera il 39esimo piano prenderà vita e accoglierà tutti i cittadini che desiderano festeggiare lì San Valentino. Cogliamo l’occasione per invitare tutti voi, insieme ai vostri accompagnatori (fidanzati, amici, mariti e mogli) ad una anteprima della visita. Ci troviamo all’ingresso di N1 alle ore 18,15. Ricordiamo che sarà possibile ammirare la città dall’alto anche dalle 19,00 alle 24,00 e farsi immortalare in una suggestiva e romantica foto panoramica».

Una gentilezza per i dipendenti lombardi? Niente affatto. Chi conosce bene i tempi dell’organizzazione di Formigoni conferma l’eccezionalità di un invito comunicato con così poche ore di anticipo. L’obiettivo della mail era molto semplicemente quello di convocare il maggior numero di dipendenti possibile all’evento delle 19, in modo da occupare tutti gli spazi disponibili e boicottare l’iniziativa “alternativa”. Foto dei giornali e video dei tg non dovevano immortalare nulla di diverso da coppie eterosessuali che si baciano sul Pirellone.

Non troppo convinto della fedeltà dei dipendenti della regione, Formigoni ha sfoderato però un altro asso dalla manica (e qui viene il bello): organizzare in prima persona le coppie per allestire la sceneggiata. «Siamo venuti a sapere che alcuni dirigenti della Regione, fedelissimi di Formigoni, hanno contattato dei dipendenti per chiedere loro di partecipare alla visita al Pirellone», spiega il consigliere regionale di Sinistra e Libertà Giulio Cavalli, «E a quelli che non hanno una compagna è stato suggerito di presentarsi con una collega». Maria sta con Filippo, Alessio con Elena e così via insomma: più che un incontro in regione sembra il gioco della bottiglia. E se anche la contromossa di Formigoni dovesse funzionare nelle foto di rito, Cavalli aggiunge: «Sarà comunque costretto ad ammettere che quelle tra colleghi sono coppie di fatto».

Scritto per L’Espresso

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