Il 2011 è stato l’anno dell’entusiasmo, ma il 2012 rischia di essere quello della delusione e dei ripensamenti: il fenomeno Groupon, il sito che insieme gli altri portali di couponing ha rivoluzionato l’e-commerce anche in Italia, negli ultimi tempi è diventato protagonista di cronache quasi sempre negative.
Dopo i trionfi del lancio sono arrivate in breve sequenza le lamentele dei consumatori insoddisfatti per prodotti mai arrivati o servizi scadenti, degli ordini professionali infuriati per le offerte lanciate da medici e dentisti, e degli stessi esercenti che si sono ritrovati sommersi di richieste a cui non riuscivano a far fronte. Eppure, nonostante il gran numero di problemi, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a un sistema assai migliorabile, ma comunque vincente e destinato a durare nel tempo.
“L’e-commerce in Italia vale circa 8 miliardi di euro e di questa cifra ormai diverse centinaia di milioni di euro sono collegate al fenomeno dei coupon”, spiega Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce del Politecnico di Milano, “Le cifre esatte non possono esser rivelate per motivi di riservatezza, essendo Groupon una società quotata in borsa, ma nel 2011 la crescita dell’e-commerce italiano è stata di 1,5 miliardi di euro (+20%), e una quota consistente del boom è merito di questo tipo di siti”.
Centinaia di milioni che hanno portato però anche molte proteste, lamentele e dubbi, come è possibile verificare con una ricerca su Google o Facebook. Un’indagine appena conclusa da Altroconsumo su dieci siti del settore, e specifica a coupon dei ristoranti, ha mostrato come in un caso su tre il servizio offerto non sia uguale a quanto promesso.
“Il modello è di sicuro valido, ma servono delle modifiche serie”, spiegano dall’associazione, “Questi siti presentano ancora delle zone d’ombra che invece non verrebbero accettate per gli esercizi reali”. I dubbi di Altroconsumo sono legati al servizio di assistenza, a volte a pagamento o assente, e al problema delle fatture, che non vengono quasi mai rilasciate anche se il coupon da solo non ha valore fiscale. La stessa indagine mostra però come le offerte consentano un risparmio medio del 48% sui prezzi normali, nonostante la metà dei coupon esageri nel quantificare il risparmio (il classico “effetto saldi”).
“Siamo un’azienda giovane ed abbiamo fatto degli errori è vero”, ammette senza difficoltà Boris Hageney, Ceo di Groupon in Italia, Spagna e Portogallo, “Buona parte delle lamentele è però collegata ai coupon per la vendita di prodotti, e non di servizi. L’estate scorsa abbiamo lavorato con dei distributori, e sono spesso delle aziende “che non si vedono”, quindi non abituate a confrontarsi con il cliente. Poi c’è tutto il capitolo della spedizione e dei ritardi e non bisogna dimenticarsi che per anni in Italia i grandi player internazionali come Amazon hanno rimandato l’arrivo sul mercato a causa dei problemi di logistica”.
La lamentele dei clienti hanno portato Groupon a dotarsi di una logistica propria in Italia, oltre a interrompere i rapporti commerciali con i partner rivelatisi inaffidabili. Ma anche sulla gestione dei reclami la società non accampa scuse. “Dispiace molto per le polemiche dei clienti, e noi stessi non abbiamo seguito bene la vicenda, è vero”, continua Hageney, “Adesso ci siamo impegnati a risolvere le controversie di oltre 300 clienti che si sono riuniti in un gruppo su Facebook ed entro fine mese contiamo di sistemare le cose”. Lo stesso amministratore confessa poi di aver acquistato molti prodotti attraverso i coupon della sua azienda, ritrovandosi in alcuni casi davanti a ritardi inaccettabili.
Se protestano i clienti, non mancano le rivolte anche dall’altra parte della barricata, ovvero tra commercianti e persino ordini professionali. E’ di pochi mesi fa la notizia dello scontro tra Groupon e l’ordine dei medici, con l’ultimo che accusava i propri associati di fare dumping attraverso il sito, e il portale di coupon a rispondere passando per l’antitrust.
“La polemica è nata con i medici che sono la categoria più organizzata, più protetta e con più denaro in gioco”, spiega Hageney, “Molti giovani medici hanno capito che potevano trovare clienti attraverso di noi e ne è nato uno scontro, anche interno alla loro categoria. Mi sembra un discorso molto simile a quanto visto di fronte alle liberalizzazioni: per alcuni è un’opportunità, per altri è la perdita di un privilegio. Quello che sappiamo è che il 99% degli utenti sta dalla nostra parte”.
Sul proliferare delle offerte mediche, che gli stessi siti riconoscono essere uno dei settori a più forte crescita, anche il parere di Altroconsumo è molto critico “La leggerezza con cui vengono proposte queste visite può alimentare confusione, inducendo i pazienti ad acquistare, allettati più dal forte sconto che da un reale bisogno”, spiega l’associazione nella sua indagine, “Visite ed esami andrebbero fatti solo quando serve e sentendo il parere del proprio medico. Il rischio non è solo quello di un consumo indotto dalla spinta pubblicitaria, ma anche di iniziare un cammino di visite ed esami non necessari con spese e stress aggiuntivi”.
E quando non sono i medici a protestare, sono gli esercenti a lamentare “l’overbooking”, a loro giudizio pilotato dai siti di couponing per guadagnare di più e che costringe le attività ai salti mortali per venire incontro a tutti. Groupon e soci guadagnano infatti prelevando una percentuale da ogni coupon venduto e un’offerta di successo può portare migliaia di euro nelle casse.
Un caso su tutti è quello dell’Hotel Diana, una piccola struttura di sette camere a Sardara, nel Medio Campidano. Come spiegato dai gestori, l’accordo con Groupon prevedeva la commercializzazione di 50 soggiorni, ma alla fine ne sono stati venduti poco meno di mille con tutte le problematiche che questo ha scatenato. L’articolo ha fatto il giro della rete, diventando quasi un manifesto dei pericoli da coupon per gli esercenti.
Se poi il problema non nasce dal sito, allora ci pensa il singolo esercente a mettersi nei guai. Una ricerca dell’Università di Boston ha mostrato come, dopo un’offerta di coupon, il voto medio dei negozi su siti di recensioni come Yelp tenda a diminuire in modo preoccupante.
“Qualcuno fa il furbo attirando con il coupon il cliente ma offrendo un servizio peggiore rispetto a quelli senza coupon”, spiega Hageney, “Ma è la più grossa stupidaggine che possano fare. Noi lavoriamo con i partner per far capire le potenzialità del sistema e abbiamo notato come molti esercizi che avevano lanciato una promozione con noi, sono tornati mesi dopo più preparati su come sfruttare l’occasione”.
I limiti del sistema del couponing non si fermano ai soli aspetti “visibili”, come appunto le proteste di consumatori ed esercenti, ma toccano anche i costi aziendali. “All’inizio il modello ha raccolto facili entusiasmi, ma nasconde diverse insidie”, spiega Mangiaracina, “Innanzitutto è poco scalabile: non c’è spontaneità da parte dei commercianti ad affidarsi a questi siti, che quindi devono fare ampio uso di agenti per trovare dei partner. Poi gli investimenti per entrare nel settore sono alti, in quanto per far funzionare la macchina serve una rete di vendita capillare e non solo. E alla fine l’enorme concorrenza del settore, con decine di siti simili tra loro, non fa che abbassare i margini di ricavo, permettendo al singolo esercente di negoziare accordi più vantaggiosi, a scapito del guadagno del sito di couponing stesso”.
Lo sbarco in borsa di Groupon, che tra tutti i siti del genere è di gran lunga il leader del mercato, può fornire un altro elemento indicativo. Quotata al Nasdaq a novembre, nel giorno dell’offerta pubblica Groupon ha visto le proprie azioni crescere del 50%, piazzandosi dietro la sola Google tra le società internet per il migliore esordio a Wall Street. Dopo due mesi dalla quotazione però, l’effetto entusiasmo si è sgonfiato e la quotazione è tornata poco sopra i valori iniziali. Nonostante questo, il sito punta a continuare la sua espansione e solo in Italia impiega oggi 350 persone con una media di 28 anni e offerte in 50 città.
“L’e-commerce ha ancora un grosso potenziale inespresso nel nostro paese, e il merito dei siti di couponing è di aver portato nel mercato degli utenti fino ad ora esclusi”, spiega Mangiaracina, “In Italia ci sono 20 milioni di utenti on line, ma solo 9 milioni sono gli e-shopper, quelli che hanno fatto acquisti in rete”.
Lo spazio di crescita non manca insomma, e i nuovi settori merceologici battuti dai siti di couponing dimostrano un certo dinamismo. Difficile però che nei prossimi anni non inizi la selezione naturale di queste iniziative “E’ lecito aspettarsi che nei prossimi mesi si assista a una concentrazione del mercato in mano a pochi grandi player”, conclude Mangiaracina, “E i siti che restano dovranno investire in nuovi canali, primo tra tutti il mobile con la possibilità di offerte geo-referenziate. Un campo ancora oggi sottovalutato”.
Scritto per L’Espresso