Articoli per ‘Altre testate’





Tabloid, articolo di copertina sull’iPad

Post autocelebrativo (sai che novità). L’ultimo numero di New Tabloid, il periodico dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, ha come copertina la mia indagine sull’iPad e le aziende editoriali italiane. Potete scaricarlo qui gratuitamente, o leggerlo di seguito.

Salvare l’editoria dal collasso. Prima ancora di essere presentato al mondo lo scorso gennaio, l’iPad era già stato investito da questa missione. L’apertura di un nuovo mercato, con contenuti da fornire a pagamento, ha subito attirato l’attenzione delle aziende editoriali che anche in Italia non hanno tardato a muoversi con diversi obiettivi e strategie. In tempi di calo costante del numero di copie vendute in edicola, la nascita di un canale di distribuzione alternativo tanto promettente non poteva essere sottovalutato. Come in altri dispositivi della Apple, iPhone in testa, anche sull’iPad esiste infatti un negozio virtuale da cui scaricare applicazioni e programmi, le famose app. Le app possono svolgere le funzioni più disparate: ci sono videogame, mappe e, naturalmente, news e giornali.

A pochi mesi dal lancio della tavoletta della Apple, arrivata in Europa ad aprile, si contano nel mondo oltre tre milioni e mezzo di iPad: una cifra ancora poco rilevante ma che segna l’inizio di quella che a tutti gli effetti sarà un’invasione dei cosiddetti “tablet pc”, dispositivi portatili che si controllano attraverso schermi sensibili al tocco. Secondo la società di ricerca Ubs Investment, nel 2011 solo la Apple riuscirà a vendere ventotto milioni di iPad ma anche la concorrenza, che in questi mesi sta presentando al mercato i propri modelli alternativi, contribuirà alla crescita del settore. Sul numero reale degli iPad in Italia non esistono cifre ufficiali diffuse da Apple, ma una stima fornita da Sirmi parla di almeno settantamila “pezzi” venduti nel nostro paese fino a giugno, un numero che adesso, secondo diverse fonti, si deve rivedere al rialzo fino a raggiungere i circa centomila dispositivi. Quello che più colpisce è però il numero di iPad previsti entro la fine dell’anno che, complice il periodo natalizio, per Rbc Capital Market dovrebbero essere di almeno duecentomila dispositivi in Italia e dodici milioni nel mondo.

Le principali aziende editoriali italiane si sono lanciate subito sull’iPad, presentando nel relativo AppStore le applicazioni dei propri quotidiani. Le strategie decise dai vari gruppi si sono però subito diversificate per prezzo, funzionalità e risorse impiegate. Rcs con Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, il gruppo L’Espresso con La Repubblica e il gruppo Sole 24 Ore con l’omonimo quotidiano hanno subito imboccato, dopo una breve sperimentazione, la via dell’applicazione a pagamento proponendo però condizioni molto diverse tra loro. Altre testate nazionali come La Stampa, Quotidiano nazionale e ItaliaOggi hanno invece applicazioni gratuite e lo stesso fanno anche i giornali locali già sbarcati su iPad. In Lombardia ci sono, almeno per ora, l’Eco di Bergamo, La Provincia di Como e BresciaOggi, oltre a Il Giorno di Qn, ma nuovi arrivi sono previsti nel giro di poche settimane.

I grandi quotidiani. Tra le testate a tiratura nazionale La Repubblica è stata la prima ad approdare sull’AppStore, con alcuni giorni di anticipo rispetto all’arrivo in Italia dell’iPad stesso. L’applicazione Repubblica Plus si presenta come una riproposizione del giornale cartaceo, a cui sono state aggiunte alcune funzioni multimediali. Ad alcuni articoli vengono infatti “agganciati” dei contenuti come gallerie fotografiche e video che possono essere comodamente fruiti sulla tavoletta della Apple. Oltre a questo è presente, se si è collegati a internet, anche una funzione di tempo reale che tiene aggiornati sulle ultime notizie pubblicate sul sito di Repubblica. L’organizzazione dei contenuti aggiuntivi per iPad viene gestita da una redazione interna al gruppo, il visual desk, che si occupa dei prodotti multimediali per il sito, il mobile e il canale digitale. Una volta stabilito il timone del giornale, vengono selezionati i contenuti da agganciare sull’iPad, nell’ordine di una ventina al giorno. Il numero limitato di aggiunte foto e video viene giustificato come una precisa scelta editoriale: sul dispositivo della Apple una selezione più stringente è preferibile per motivi di lettura e di peso del giornale da scaricare dallo store, così come la solida gerarchia fornita dal quotidiano cartaceo può essere un prodotto di valore per i lettori su iPad.

Per poter visualizzare Repubblica sull’iPad è possibile abbonarsi con tre formule diverse: settimanale, mensile e annuale. L’abbonamento settimanale è possibile grazie a un accordo con gli operatori telefonici e permette di vedere Repubblica anche su pc, iPhone e presto sui nuovi tablet. Fino a settembre, solo su iPad, l’applicazione gratuita di Repubblica Plus (l’abbonamento viene richiesto solo dopo il download) era stata scaricata circa quarantamila volte.

Anche Rcs si è lanciata subito sull’iPad, proponendo fin dal giorno dell’arrivo in Italia le sue testate più forti: Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. In modo non dissimile a quanto visto su Repubblica, entrambi i quotidiani propongono come base la riproduzione del giornale cartaceo con l’introduzione di arricchimenti multimediali come gallerie fotografiche e video e un sistema di aggiornamento in tempo reale se collegati a internet. L’arricchimento multimediale delle testate su iPad è curata delle redazioni che lavorano ai siti Corriere.it e Gazzetta.it.

Per usufruire dei contenuti delle due testate sul tablet è necessario sottoscrivere un abbonamento mensile, semestrale o annuale. “Un device come l’iPad – spiega Giorgio Riva, direttore generale di Rcs Digital – favorisce l’abbonamento al quotidiano più che l’acquisto della singola copia. In questo modo il lettore può avere la comodità di trovare l’app aggiornata quando accende il suo tablet”. Da Rcs informano di essere comunque intenzionati a lanciare in tempi brevi un sistema per l’acquisto della singola copia, fino ad ora ostacolato anche da problemi del software Apple.

L’obiettivo prefissato è quello di fornire a chi è già lettore delle testate tradizionali la possibilità di fruirne anche sul dispositivo touch, senza però tralasciare i nuovi lettori che potrebbero avvicinarsi ai quotidiani proprio grazie all’iPad.

L’unico tra i quotidiani che permette l’acquisto della singola copia è per il momento il Sole 24 Ore, che ha quattro diversi “tagli” di pagamento accettati, dalla copia singola all’abbonamento annuale. L’applicazione del quotidiano di Confindustria, attraverso un sistema di pagamento basato sui crediti, può essere scaricata anche su iPhone senza costi aggiuntivi.

Un po’ in ritardo rispetto agli altri, il gruppo Caltagirone editore conta però di recuperare in fretta il tempo perduto. Fino ad ora l’unica applicazione disponibile delle testate del gruppo è stata la versione mobile del sito del Messaggero. Nella prima metà di ottobre è però previsto l’arrivo del Messaggero su iPad con un’applicazione dedicata che porterà il quotidiano cartaceo sul dispositivo touch. Il modello visto con gli altri giornali sarà riproposto anche sulla app del Messaggero, che permetterà lo sfoglio del giornale dell’edicola a cui saranno agganciati dei contenuti multimediali come foto e video, oltre a un’opzione per la visione in tempo reale degli aggiornamenti del sito. Ad occuparsi dell’iPad sarà anche in questo caso la redazione che cura il sito e già produce gallerie fotografiche e filmati.

In una prima fase l’applicazione sarà distribuita gratuitamente, salvo poi passare a pagamento con forme di abbonamenti ma anche con la possibilità di comprare la copia singola. “Nel giro di pochi mesi – spiega Silvio Biella, responsabile dello sviluppo su iPad per il gruppo Caltagirone – contiamo di portare nello store anche gli altri quotidiani (Il Mattino di Napoli, Il Gazzettino ndr)”.

I giornali locali. L’arrivo dei quotidiani su iPad non si limita tuttavia alle grandi testate nazionali. A pochi mesi dalla commercializzazione del dispositivo in Italia, tanti giornali locali hanno lanciato la propria applicazione sull’AppStore, per conquistare nuove fasce di pubblico o tenere stretti i lettori già fedeli. Le principali testate lombarde sono in gran numero disponibili per il portatile della Apple e permettono per adesso di scaricare gratuitamente i contenuti del giornale cartaceo.

Da metà agosto su iPad è possibile scaricare le testate del gruppo Monrif, tra cui anche Il Giorno. L’applicazione prevede la semplice visione degli articoli con la possibilità di zoom. “Un primo step dello sviluppo a breve – spiega Cesare Navarotto, responsabile operativo di Monrif Net – vedrà l’introduzione di funzioni come il motore di ricerca, la divisione in sezioni e la segmentazione del testo per una migliore lettura”. In una fase successiva è prevista l’introduzione di elementi multimediali con la collaborazione tra sito e cartaceo (che hanno però direttori diversi). Come per le altre applicazioni dei giornali locali, anche Il Giorno, il Resto del Carlino e la Nazione sono al momento gratuite, ma la fase promozionale è solo temporanea. “Introdurremo presto – continua Navarotto – un sistema in abbonamento che permetta di fruire del prodotto cartaceo e delle sue versioni digitali su iPad, computer e smartphone”.

Anche la Sesaab di Bergamo (società editrice santi Alessandro, Ambrogio e Bassiano) ha sull’AppStore già due testate del suo gruppo: l’Eco di Bergamo e la Provincia di Como. Entrambi i quotidiani si possono scaricare gratuitamente e sono una riproduzione della versione disponibile nelle edicole.

Il gruppo Athesis, che in Lombardia possiede la testata BresciaOggi, ha già sull’AppStore tutti i suoi quotidiani scaricabili gratuitamente: oltre a BresciaOggi anche le venete Arena di Verona e Giornale di Vicenza. La versione attuale prevede la fruizione del giornale cartaceo con l’aggiunta di un’opzione per la lettura più comoda degli articoli (non più il semplice zoom della pagina) e un motore di ricerca interno che può sopperire alla difficoltà di sfogliare fisicamente il quotidiano. “Il gruppo ha voluto ribadire il suo carattere di innovazione – spiega l’ingegnere Franco Zamboni di Athesis – portando subito le sue testate su iPad. Abbiamo preferito restare fedeli alla grafica del giornale con alcune semplici aggiunte, mentre chi si trova meglio con il sito può comunque usare la relativa applicazione gratuita”. La fine della fase promozionale e il passaggio a modalità di pagamento per le testate di Athesis è prevista, ma non sono ancora stati definiti i tempi. Di sicuro verranno proposte modalità di abbonamento per fidelizzare il cliente e di acquisto della singola copia.

Una scossa a questo settore lo fornirà poi l’arrivo su iPad dei diciassette giornali locali del gruppo L’Espresso, la cui pubblicazione su AppStore è prevista entro il 2010: in Lombardia la catena è proprietaria delle testate della Gazzetta di Mantova e della Provincia Pavese. In una prima fase l’approdo su iPad prevede la semplice riproposizione dei contenuti del cartaceo anche sullo schermo touch del dispositivo Apple, mentre per i prodotti multimediali visti su Repubblica ed Espresso bisognerà attendere ancora.

Wired, il made in Italy anche nel web 2.0

Il made in Italy inizia finalmente a farsi strada anche nel web 2.0. Nel settore dominato dai colossi d’oltre oceano come Facebook e Twitter, sta lentamente facendo il suo ingresso una nuova generazione di start up tricolori. La prova che il talento e le buone idee non mancano arriva dalla competizione europea “ Start Up 2.0” che si terrà a Bilbao il prossimo 24 aprile: delle undici finaliste ammesse ben quattro sono italiane.

La selezione, fatta attraverso una votazione su Facebook e la scelta di una giuria, ha permesso ai finalisti di prevalere su oltre 200 progetti, segno che l’Europa, in quanto a creatività, non ha poi molto da invidiare alla Silicon Valley. La competizione si prefigge lo scopo di promuovere il web 2.0 europeo e di permettere ai suoi protagonisti di accedere a nuovi finanziamenti, indispensabili per lanciare il prodotto su larga scala.

Ma chi sono gli “azzurri” che dovranno difendere l’italico onore? I loro nomi sono forse sconosciuti al grande pubblico, ma tra gli addetti ai lavori e gli “early adopters” stanno diventando ormai delle solide certezze. Si parte da “ Gli Affidabili”, una piattaforma online che permette di cercare ed offrire prestazioni professionali (dall’idraulico alla babysitter), verificando il giudizio fornito dagli altri utenti che hanno già usufruito del servizio, un po’ in stile Yelp. «Crediamo molto nell’importanza della social reputation – chiarisce Giorgio Sacconi, co-fondatore de Gli Affidabili – la credibilità di un’azienda o di un professionista dipenderanno sempre più dal giudizio della comunità web».

Passando dal reale al virtuale, arriviamo a KoinUp, un social network riservato agli avatar degli universi paralleli SecondLife, The Sims e simili, in cui è possibile condividere storie, video, immagini e machinima, i minifilm realizzati usando i motori grafici dei giochi. «Volevamo creare – spiega Pierluigi Casolari, amministratore e fondatore di Koinup con Edoardo Torelli – uno strumento che permettesse di condividere tutte le tante identità che una singola persona gestisce sui vari mondi virtuali».

Sempre nel campo dei social network, un’applicazione che farà la gioia dei più accaniti fruitori di microblogging è HelloTxt ideata da Fabrizio Giordano, un solo sito che permette di aggiornare il proprio status su decine di servizi, da Twitter a Facebook, passando anche tra i meno noti Hitchu e Yammer.

Nell’era dell’internet mobile non poteva poi mancare Mobnotes, un servizio web e un’applicazione per cellulari (Android e, presto, iPhone) attraverso cui scrivere delle brevi note da “incollare” su una mappa virtuale in stile Google Maps, utile per far conoscere ai propri amici e agli altri utenti quali locali si frequenta o quali luoghi meritano attenzione in città.

«E’ come se si realizzasse un elenco pagine gialle dal basso – spiega Christian Grassi, ideatore con altri due soci di MobNotes – Il vantaggio è che le segnalazioni degli utenti hanno un valore superiore rispetto ai contenuti proposti dall’alto».I tre vincitori di Bilbao saranno stabiliti da una giuria di prima scelta, con nomi del calibro di Tim O’Reilly, Craig Newman (Fondatore di Craigslist) e Loic Le Meur. A contendere la vittoria alla squadra italiana ci sono i padroni di casa spagnoli (con i social network Genoom, Campus Mòvil e Trourist), greci (con l’applicazione Twitter Social Whale), francesi (con YooLink) e tedeschi (con Twidox). In palio per i vincitori ci sono hardware e infrastruttura offerti della Sun Microsystem e pacchetti pubblicitari su TechCrunch e sui siti Microsoft. Se poi si trovano nuovi finanziamenti tra gli investitori del pubblico, c’è tutto quello che occorre per diventare un pilastro del nuovo web.

Per Wired

Wired, viaggio in Intelligent People

Dopo l’ennesimo invito al gruppo “Uccidi il gattino virgola con una mazza da golf” e dopo aver ignorato ancora una volta il quiz “Scopri il tuo animale totemico” ho deciso: mollo Facebook a caccia di un posto migliore. Tra le migliaia di social network nati negli ultimi anni ce ne sarà pure uno adatto a me!

Bastano poche ricerche per scoprire che a gennaio, anche in Italia, è stato lanciato Intelligent People, il sito che, come dice il nome, è riservato a chi possiede un quoziente intellettivo superiore. Sarà il posto giusto? A fugare ogni dubbio ci pensa questa frase della presentazione: “Molto spesso, le persone molto intelligenti comunicano al meglio con altre persone altrettanto intelligenti. IntelligentPeople.com è stato creato proprio sulla base di queste osservazioni”. Perfetto, è proprio quello che voglio.

Per entrare nella ristretta crew del social network bisogna superare un test ispirato alle Matrici di Raven che, secondo gli amministratori del sito, solo il 15% della popolazione è in grado di risolvere. Dopo essermi allenato per mesi con ” Who has the biggest brain“non ho paura di niente. Uno dopo l’altro mi vengono presentati 18 quesiti logici da risolvere, ognuno entro un minuto. Metti un triangolo qua, una linea retta la, e tutto fila liscio. O almeno così credevo fino a quando finisco e vengo informato di non aver passato il test.

Fortunatamente, mentre stavo già per tornare con la coda tra le gambe a Facebook, mi rendo conto di avere a disposizione un altro tentativo e, sorpresa, le domande sono sempre le stesse e nello stesso ordine. Un particolare che potrebbe permettere facili intrusioni (grazie magari a un programma per gli screen shot, come l’ add on di Firefox FireShot. Comunque, la seconda volta non fallisco e, gioia e tripudio, sono riconosciuto ufficialmente come una persona intelligente.

Il mio ingresso nel regno dei cervelloni richiede le solite procedure: compila il profilo e metti una foto. Per fortuna qui dentro non c’è il rischio di “taggamenti” selvaggi e si possono pure utilizzare dei nickname. Purtroppo la casa dei novelli Einstein è, graficamente, assai spartana. Niente di preoccupante comunque: qui il vero valore dovrebbe essere la comunità.  Se si è a caccia di luci e ammennicoli c’è sempre MySpace.

Social network fa rima con amici, quindi inizio a cercare persone che conosco. Poiché tutto il sito conta circa 1500 iscritti, 4 su 5 uomini, le probabilità che si trovino dei conoscenti sono praticamente nulle. Meglio tagliare la testa al toro e puntare direttamente a nuove amicizie sul forum, la cui sezione più frequentata è, guarda un po’, arte e pensiero.

Nonostante gli utenti attivi siano al massimo qualche centinaio, mi imbatto subito in una discussione molto accesa sul rapporto tra religione e quoziente intellettivo. « Certo è che la religione – spiega FxIII – per chi ha la sfortuna di avere un grosso QI, è un’inesauribile fonte di frustrante contrasto interno, stress psicologico, tra le ragioni del”cuore” e quelle della “testa”…».

L’intera discussione si dipana poi per pagine e pagine viaggiando tra ateismo e culti neopagani, senza disdegnare i principali filosofi. Visto che la religione non è il mio forte, vado a fare un giro tra le altre sezioni del forum, dove si parla di cinema: partendo dall’ ultimo film di Brad Pitt si finisce a discernere sul valore fisico del tempo. « Un universo dove il tempo scorre al contrario (rispetto al nostro) è fisicamente teorizzabile – spiega amadiro -  Così come lo sono universi con leggi fisiche diverse dal nostro, formati magari solo da buchi neri, oppure solo da radiazioni e niente materia… resta da vedere se in questi universi sia anche possibile la vita».

Basta cinema e svaghi, passiamo a cose serie come la crisi economica e il suo rapporto con l’ecologia.  Secondo MrOrange « un lato positivo della crisi economica mondiale sarà:
- consumo = – sfruttamento delle risorse = – inquinamento = rallentamento della distruzione del pianeta». Posizione che viene condivisa anche da JJ511, sempre sottoforma di equazione: «Prendi un numero di N persone. X/N lavora, producendo quanto serve per mantenere N. L’orario lavorativo di una persona è di 8 ore giornaliere, in un giorno perciò il lavoro totale necessario per il mantenimento di N è di 8X ore. Adesso introduciamo un concetto: Il lavoro giornaliero di una persona è sufficiente per mantenere più persone. Aumenta N, aumenta anche X in proporzione, adesso abbiamo X1=X+dX ed N1=N+dN.
Per mantenere N1 non serve 8X1 ore, ma di meno, perciò se tutti lavorassero 8 ore si avrebbe un surplus. Di conseguenza, riducendo la giornata lavorativa, il prodotto è ugualmente sufficiente a mantenere N senza determinare un cambiamento della qualità della vita».

Tutto chiaro no?

Dopo un approfondito viaggio nel forum ho già aggiunto un po’ di amici, ma devo ancora provare i gruppi, la vera chicca di Intelligent People: tutta un’altra storia rispetto a quelli di Facebook. Solo in questo social network il primo in classifica poteva essere quello dei fan del Tg3 Neapolis. Il giornale Rai dedicato alla tecnologia è però seguito da un prodotto di consumo certamente più largo quali i Simpson: non è che i cervelloni guardano troppa tv?

L’ultimo gradino del podio spetta invece a Linux, il sistema operativo adorato dagli smanettoni e quasi sconosciuto a tutti gli altri. Poco sotto la zona medaglie c’è poi il gruppo dedicato alla conquista del mondo dove, tra il serio e il faceto,  si cerca il modo migliore per togliere il potere a banche e multinazionali. Marina, che ha di certo partecipato alla discussione sulla religione, suggerisce di «a ggirare le necessità di vincere le multinazionali e di riuscire da sconosciuti a farsi votare, puntando su un coinvolgimento della gente con una nuova religione, magari creata da noi a tavolino e che abbia fondamenti logici di pubblica utilità. La religione […] potrebbe rivelarsi uno strumento utile, nel momento in cui noi sapessimo come utilizzarlo. Ovviamente, se la proposta guadagnasse consensi, dovremmo adoperarci affinché non spinga la gente a guerre sante che ce ne già troppe».

Dopo questo intenso viaggio virtuale sono certo di aver trovato pane per la mia mente. Mi resta un solo dubbio. Visto che parliamo di un social network fatto da poche persone con un ottimo QI, in maggioranza maschi, appassionati di tecnologia e propensi alla conquista del pianeta (un po’ come i topi megalomani Mignolo e Prof.), non è che era meglio chiamarlo Nerd People?

Per Wired

Nova, Israele e la propaganda online

«La blogosfera e i nuovi media sono un’altra zona di guerra, di cui dobbiamo interessarci ». Queste parole, pronunciate durante una conferenza dal responsabile della comunicazione della Difesa Avital Leibovich, sonoil manifesto della nuova politica israeliana e la sintesi di cosa significa propaganda nel mondo del web2.0.

Ancora scottati dalla pessima stampa ricevuta durante l’ultima guerra in Libano, l’Esercito e il ministero degli Esteri israeliani hanno rivoluzionato il proprio modo di comunicare, applicando al conflitto in corso una serie di accorgimenti che si preparano a diventare routine in tutte le future guerre. Due parole forniscono un quadro della strategia di Israele: You-Tube e Twitter. I popolari strumenti di social networking sono stati arruolati alla causa con sorprendente competenza.Un canale ufficiale sul sito di videosharing più famoso del mondo raccoglie i filmati distribuiti dalla Difesa e spiega agli utenti obiettivi e peculiarità di ogni azione.Trentuno video caricati dall’inizio del conflitto, quasi un milione di visite e canale con più nuovi iscritti nell’ultimo mese: un successo su tutta la linea. Dove non bastano le immagini arrivano in soccorso le parole, ed ecco l’account di Twitter del consolato israeliano a New York, pronto a rispondere in tempo reale a tutti i dubbi degli internauti. Quasi 4mila sottoscrittori in una settimana:unaltro successo.

Spiegare una guerra in 140 battute (come prevede Twitter) non è impresa facile,ma la propaganda è una cosa diversa che si preoccupa di «influenzare le opinioni o il comportamento delle persone». La missione di Israele è quella di fare sentire la propria voce sulle reti sociali, non limitandosi più ad assistere esternamente al dibattito scatenato dagli utenti. Adesso le informazioni, i filmati e le spiegazioni possono arrivare direttamente a chi le chiede, aggirando il filtro (più o meno rigido) dei media tradizionali. L’impegno israeliano può essere compreso nella sua pienezza solo se si presta attenzione al nemico, ovvero Hamas. A differenza di Israele, il gruppo terroristico palestinese non agisce e non è strutturato come uno Stato. Per Hamas e per le cellule legate ad Al Qaeda, la rete è sempre stata il mezzo prediletto per organizzarsi e trovare nuovi adepti inquanto hanno in comune la mancanza di un forte potere centrale e la diramazione capillare. I forum della Jihad in cui discutono i simpatizzanti dei gruppi terroristici e le loro reti parallele sono una realtà consolidata da anni e anche durante questo conflitto hanno meritato attenzione con attacchi di hacker coordinati tra loro per oscurare alcuni siti “nemici”. La sfida di Israele al Web2.0 ha comunque non pochi lati oscuri. Se l’opinione pubblica interna ne esce compattata, non altrettanto accade per quella estera.Troppa visibilità a volte è controproducente.

Scritto per Nova24